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 15500 al 29.12.04

  Breve di Sisto V ai Montaltesi in occasione del dono del reliquiario
Testo e traduzione di Vincenzo Catani, La Chiesa Truentina, Op. cit., pp. 70 - 74 >>



Reliquiario di Sisto V
Parte anteriore
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Reliquiario di Sisto V
Parte posteriore
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Il 28 luglio 1586, Sisto V affidava al montaltese mons. Lelio Morelli, da poco creato vescovo di Capaccio nel Regno di Napoli, un autentico capolavoro di oreficeria, accompagnandolo con un affettuosissimo Breve.

Si trattava di un oggetto collocato in Castel S. Angelo e già appartenuto a papa Paolo II, che lo aveva fatto confezionare assemblando vari pezzi preziosi, allorché era ancora cardinale vescovo di Vicenza e si chiamava Pietro Barbo. L'oggetto in questione dovette attirare l'attenzione di Sisto V non solo per la sua bellezza e valore, ma anche per la singolare coincidenza dell'uguaglianza degli stemmi pontifici di Paolo II e Sisto V: un leone rampante con fascia trasversale.

In cerca di continui regali da fare alla sua "carissima patria", Sisto V decise di donare a Montalto quest'opera: chiamò l'orefice ascolano Diomede Vanni e gli fece aggiungere le perette nello stemma, vi fece collocare delle reliquie in apposite teche ricavate (reliquia della Croce, di S. Paolo Ap., di S. Tommaso Ap., di S. Luca ev., di S. Stefano, di S. Giovanni Crisostomo, di S. Maurizio martire e di S. Pietro martire) e gli commissionò la nuova dedica: "Sixtus V Pont. Max. Monti Alto Patriae cariss. sacras Reliquias Pietatis sue monumentum D.D. Anno Pont. II", cioè: "Sisto V Pontefice Massimo, donò a Montalto, sua carissima patria, queste sacre reliquie, come segno del suo affetto, nel secondo anno del suo Pontificato".

Il prezioso reliquiario (raffigurante Cristo deposto dalla Croce e sorretto da un grande angelo, in una grande profusione di 8 zaffiri, 20 rubini, 19 ametiste, 9 bolassi, uno splendido cammeo e 58 perle legate in oro, delle dimensioni di cm. 66 x 25 e del peso di 9 chilogrammi) fu accolto con grande festa dalla popolazione e nella seduta del 16 agosto 1586 si decretò di custodirlo gelosamente (come il Papa chiedeva) e di mostrarlo solo tre volte l'anno, in occasione delle processioni del secondo giorno di Pasqua, del terzo giorno di Pentecoste e del 26 dicembre. Più tardi le processioni furono ridotte alla sola del terzo giorno di Pentecoste.

La gelosa custodia del reliquiario ha fatto sì che giungesse integro fino a noi, superando la triste vicenda del saccheggio delle opere d'arte messo in atto dai francesi già dal 1796. Ci furono vere e proprie sommosse cittadine per difendere il reliquario: fra tutte rimane famosa l'insurrezione popolare dell'8 aprile 1798 quando i montaltesi circondarono la cattedrale (che custodiva il reliquiario), disarmarono la guardia civile, ferirono il capitano, chiusero le porte della città e suonarono le campane a martello per raccogliere tutti a difesa. Seguirono intensi giorni di trattative con l'agente francese Lantelme che risiedeva a Fermo e il generale Gardan era sul punto di assalire la città e a metterla a ferro e fuoco. Si arrivò ad un compromesso: il perdono in cambio del pagamento di 216 "pezzi duri". In quell'occasione furono fusi e ridotti a verghe due candelieri d'argento donati alla cattedrale da Sisto V.

Il Breve sistino che accompagna lo splendido dono, e che riportiamo qui sotto
[Cfr. Zoom], si discosta dal solito stile curialesco e alla tenerezza delle frasi unisce una grande delicatezza di sentimento. Si nota anche una perfetta conoscenza della città e dei suoi governanti. Nulla esclude che la lettera sia uscita dalle stesse mani del pontefice.

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