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Le collezioni ornitologiche Italiane dell'Ottocento e la collezione ornitologica personale di Tommaso Salvadori conservata a Fermo
di Gianna Zanazzo Carlo Violani Massimo Pandolfi & Fausto Barbagli
in: Comune di Fermo, La Collezione ornitologica di Tommaso Salvadori - Catalogo - A cura di: Carlo Violani, Gianna Zanazzo e Massimo Pandolfi, Centro stampa Comune di Fermo, 1977

Sin dalla prima metà del XIX secolo si registrò, in Italia, soprattutto a livello provinciale e regionale, un crescente interesse per le ricerche avifaunistiche, che spinse molti zoologi a costituire raccolte di uccelli imbalsamati, talvolta anche molto numerose, che fossero di ausilio per i loro studi.

Fu così che dal terzo decennio del secolo scorso, Paolo Savi, autore della celeberrima Ornitologia toscana pubblicata fra il 1827 ed il 1831, formò nel Museo universitario di Pisa, una collezione di grandi dimensioni con reperti provenienti da tutto il mondo.

A metà dell'Ottocento, a Milano, il magnate dell'industria cotoniera Ercole Turati, grazie alla sua grande passione collezionistica ed alle sue possibilità finanziarie, riuscì a radunare la più grande raccolta ornitologica mai formata in Italia da una sola persona. Questa, che alla morte del proprietario nel 1881, contava oltre 20.000 esemplari, passò poi al Museo civico di Storia Naturale di Milano e fu decimata dagli eventi bellici che nel 1943 colpirono pesantemente la sede di quella Istituzione. A partire dal 1870 circa, i Musei zoologici di Torino, Genova e Firenze arricchirono oltremodo le proprie collezioni di uccelli. Nel Museo dell'Università di Torino fu lo stesso Tommaso Salvadori, vice Direttore onorario, a prodigarsi per lo sviluppo della sezione ornitologica, già importante grazie all'opera di illustri predecessori quali Franco Andrea Bonelli e Giuseppe Gené, identificando i grandi quantitativi di materiale riportati dai numerosi viaggi scientifici dell'epoca e chiedendo, in cambio del suo lavoro, parte degli esemplari studiati.

A Genova l'afflusso di grandi serie di uccelli esotici fu dovuto a Giacomo Doria, direttore e fondatore del Museo civico di Storia Naturale, il quale dopo aver donato nel 1867 un primo nucleo con le sue cospicue collezioni finanziò numerose spedizioni di raccolta in varie parti del Globo (Violani, Capocaccia & Arbocco, 1979). Questo materiale fu in massima parte studiato da Salvadori che vi scoprì numerose specie nuove per la scienza.

Mentre i Musei di Torino e Genova andavano arricchendosi di variopinti uccelli esotici, a Firenze Enrico Hillyer Giglioli fondava quella che era destinata a divenire la più completa collezione di specie italiane di tutti i tempi. Questa raccolta, che fu iniziata nel 1875, dopo 34 anni, alla morte del fondatore contava ben 4.442 uccelli naturalizzati appartenenti a 490 delle 498 specie allora ritenute costituire l'avifauna italiana (Barbagli & Violani, 1996a) e tutt'oggi riveste una grandissima importanza documentaria paragonabile soltanto a quella della collezione privata messa insieme dal conte Ettore Arrigoni degli Oddi, fra il 1883 ed il 1931, in 48 anni di frenetica attività, ora conservata nel Museo civico di Zoologia di Roma (Foschi et al, 1996).

Contemporaneamente a queste grandi collezioni, fiorirono in tutta Italia altre decine di raccolte cosiddette "minori" che, come quella personale di Tommaso Salvadori, costituiscono oggi i nuclei principali di molti musei locali.

Esse furono incentivate anche dall'impulso che fu dato al collezionismo dagli eventi che seguirono il primo Congresso Ornitologico internazionale, tenuto a Vienna nel 1884, e che portarono lo stesso Giglioli all'organizzazione di una Inchiesta Ornitologica in Italia alla quale parteciparono corrispondenti da tutto il paese (Barbagli & Violani, 1996b). Molti di tali collaboratori allestirono raccolte; tra queste è senz'altro da ricordare quella di Giacomo Arrighi Griffoli di Lucignano (Arezzo), iniziata nel 1875 e arricchita di quasi 900 campioni, oggi al Museo Zoologico "La Specola" di Firenze, dove affianca la già ricordata Collezione Giglioli e quella del Marchese Carlo Ridolfi cominciata nel 1871 (Ridolfi, 1908) e composta da oltre 1.000 preparati.

Non mancarono nel novero degli ornitologi collezionisti anche esponenti del gentil sesso come la Marchesa Marianna Panciatichi Ximenes d'Aragona Paulucci, valente naturalista nota soprattutto nel campo malacologico e nonna della seconda moglie di E. Arrigoni degli Oddi, che raccolse nella sua villa del Monte ben 1100 reperti ornitologici poi passati al Comune di San Gimignano (Siena), presso il quale si conservano (Massi, 1990). Meno lineare la sorte toccata alla collezione dell'ornitologa fiorentina Cecilia Picchi, i cui circa 2.000 reperti, oggetto di numerosi studi, furono venduti al tassidermista Cesare Ragionieri che li disperse collocandoli presso Musei e Raccolte private. Sebbene i moderni studi avifaunistici utilizzino, giustamente, metodi quali l'osservazione sul campo e l'inanellamento e l'epoca del collezionismo zoologico si sia conclusa da almeno due decenni, notevole è tutt'oggi l'apporto scientifico dato dall'attività degli operosi naturalisti del passato che possono essere ricordati con la seguente frase di Arrigoni degli Oddi (1908): «... meritano parole di elogio i benemeriti Collezionisti che seppero unire l'utile al dilettevole in tempi nei quali un giro di Tennis è in generale più apprezzato di molte ricerche scientifiche».

Delle raccolte italiane di uccelli naturalizzati formate da un privato, la collezione ornitologica "Tommaso Salvadori" di Fermo è una tra le più preziose per l'antichità di costituzione, per il valore storico-scientifico dei reperti e per l'accuratezza della preparazione tassidermica. Essa fu radunata, a partire dal 1845, da Tommaso Salvadori, uno dei più insigni ornitologi italiani dell'Ottocento (Zavatti, 1973; Passerin d'Entrèves et al., 1986), quando questi aveva una decina d'anni, e continuata ed accresciuta da lui stesso fin verso il primo decennio di questo secolo. La collezione comprende esemplari dell'avifauna marchigiana, ed italiana in generale, tra cui specie oggi rarissime o estinte per il nostro Paese (p. es. Falco pescatore, Avvoltoio monaco, Grifone, Gipeto, Gufo Reale, Otarda, Francolino, Gobbo rugginoso, Pellicano, Marangone minore, etc). Molti di questi esemplari furono ricordati come presenti nella propria collezione da Salvadori stesso nelle sue più autorevoli opere: Catalogo degli Uccelli di Sardegna (1864a), Fauna d'Italia - Uccelli (1872), Elenco degli uccelli italiani (1887) e in altri scritti sull'avifauna italiana. Sorprendentemente la collezione Salvadori non risulta studiata dagli altri ornitologi contemporanei né risulta citata nella lista delle collezioni esaminate da Arrigoni degli Oddi per la preparazione dell' Ornitologia italiana del 1929.

Vicende della collezione Salvadori

Alla morte di Tommaso (1923) la collezione passò agli eredi e nel 1930 fu donata assieme agli armadi contenitori e all'opera omnia dell'ornitologo al Comune di Fermo, da parte della nipote Sig.ra Gladys Muzzarelli Salvadori Paleotti perché fosse debitamente conservata ed esposta al pubblico. La collezione venne collocata nel Liceo A. Caro di Fermo.

Molti degli esemplari raccolti da Salvadori furono da lui stesso naturalizzati: ciò è deducibile sia da un documento secondo cui aveva presentato nel Settembre 1869 alla "Esposizione agricola industriale artistica di Fermo" "n. 170 esemplari di uccelli preparati", sia dalla tecnica di preparazione omogenea, e dall'atteggiamento molto naturale conferito ai soggetti, che denota una lunga e profonda conoscenza del comportamento della specie. Ogni esemplare, posto su trespolo, o su rametto o su base in legno grezzo, recava in origine alla zampa un cartellino quadrato con il numero d'ordine di collezione di mano di Tommaso Salvadori e talvolta altre etichette con il nome latino e dati di località e cattura; purtroppo non tutta questa documentazione è giunta integra fino a noi.

Il nostro esame critico per l'esatta identificazione e determinazione degli esemplari salvadoriani ha messo in evidenza che in alcuni casi il nome latino apposto agli uccelli (probabilmente dopo la morte di Salvadori) non era corretto. Anche la trascrizione di questi nomi nel catalogo a stampa (vedi qui di seguito) ha perpetuato alcune inesattezze di determinazione. Probabilmente nel periodo intercorso tra il 1923 (morte di T. Salvadori) e il 1960 (anno della pubblicazione del catalogo a stampa) qualcuno poté aver scambiato tra loro i cartellini o rideterminato affrettatamente alcuni esemplari commettendo qualche errore. Certamente non può essere stato Tommaso Salvadori, la cui competente conoscenza ornitologica è fuori discussione! Inoltre Salvadori fu sempre contrario alla nomenclatura trinomia o con ripetizione tautologica dei nomi della specie e del genere (per es. Coccothraustes coccothraustes, per il Frosone come riportato nel catalogo a stampa) e quindi mai avrebbe usato questo tipo di cartellinatura per gli esemplari della sua raccolta personale. Purtroppo non è stato ancora ritrovato un catalogo autografo di Salvadori relativo alla sua raccolta personale, a cui potrebbero far riferimento i numeri apposti sugli esemplari mediante i piccoli cartellini quadrati.

Infine alcuni esemplari con etichetta della Ditta Paravia di articoli didattici ed altri del primo Novecento provenienti dall'Emilia Romagna, dalle Puglie e dalla Calabria (recanti sotto la base la scritta "Num. Inv. Gen.") risultano ora far parte della Collezione Salvadori, o, per lo meno, recano il cartellino bianco a bordo azzurro con numero progressivo. Essi furono inclusi nel catalogo a stampa. Poiché non recano il cartellino autografo di Salvadori, non è sicuro se essi siano stati già inglobati nella Collezione Salvadori ad opera di Tommaso stesso, o se provengano dal vecchio materiale didattico del Liceo "Annibal Caro" di Fermo. In ogni caso abbiamo ritenuto opportuno considerarli quali facenti parte della Collezione Salvadori. Nell'estate 1959, quando la collezione si trovava ancora depositata presso il Liceo A. Caro, fu effettuata la compilazione di un catalogo della Raccolta Salvadori a stampa da parte della professoressa Rosanna Cuini (Anonimo, 1960). Il catalogo è di notevole importanza, poiché documenta per ogni esemplare i preziosi dati di località riportati sui cartellini originali, che furono successivamente e malauguratamente rimossi e distrutti. Sono rimaste incollate sui supporti alcune etichette bianche con bordo azzurro, recanti numeri progressivi riferentisi all'ordine sistematico con cui gli uccelli vennero sistemati nelle vetrine.

Nel 1976 la collezione, ancora di 631 esemplari, fu assegnata dal Comune di Fermo alla locale sezione del CAI e nell'anno successivo gli eredi vi affidarono anche le dispense e gli appunti delle lezioni di medicina appartenuti all'antenato ornitologo. Nell'autunno 1981, a firma di Domenico Travaglini, compare un articolo sulla rivista "Diana" in cui si parla di 463 esemplari (e non più dei 631 del catalogo del 1960). Il 23 ottobre 1982 avviene l'inaugurazione del Centro "Tommaso Salvadori" per i problemi dell'ambiente e del territorio a Villa Vitali a Fermo. Qui viene sistemata la collezione ornitologica Salvadori. Successivamente, però, Villa Vitali viene chiusa per lavori di restauro.

Avendo potuto visitare il Museo, anche se chiuso al pubblico, nel 1991 gli eredi Salvadori constatano il grave stato di abbandono nel quale si trova la collezione e si rendono conto delle manomissioni subite. Anche a seguito del loro intervento il Comune ha preso atto della necessità urgente di restaurare il materiale esistente e di fornirne una ricatalogazione scientifica.

Stato attuale della collezione Salvadori

Ad un primo esame accurato era risultato che molti esemplari originali necessitavano di urgenti riparazioni e che numerose basi lignee di supporto erano state arbitrariamente verniciate o danneggiate e sostituite con altre recenti. Inoltre:
  • Mancavano 219 esemplari originali dei 631 riportati nel catalogo a stampa.
  • Diciassette esemplari risultano scambiati fra loro pur utilizzando basi originali di supporto.
  • Ventinove esemplari, riconducibili a quelli elencati nel catalogo a stampa risultano senza etichetta o con etichetta illeggibile.
  • Quattro esemplari originali senza etichetta non risultano riportati nel catalogo a stampa, se non ipotizzando che siano stati riportati sotto altro nome per un errore di determinazione.
  • Dei 219 esemplari della collezione mancanti 95 erano stati sostituiti con altrettanti esemplari spurii, di fattura recente e di pessima realizzazione tassidermica. Questi in genere non rappresentano la specie che sostituiscono, ma appartengono a specie più banali e comuni (per es. Storno comune al posto dello Storno roseo, Barbagianni al posto dell'originale Poiana codabianca, etc). Tali esemplari non originali sono stati rimossi dalla Collezione Salvadori e posti in altra sede.
Interesse della raccolta

Elenchiamo sinteticamente le specie di maggior interesse storico e scientifico presenti nella raccolta.
    1. Aegypius monachus - 2 esemplari (n. 621 e 622, nella numerazione del catalogo a stampa) senza dati, uno di questi è certamente quello ricordato nella Fauna d'Italia (Salvadori, 1872) come ucciso nel maggio 1863 presso Ripatransone ( AP) e donatogli da Antonio Orsini.
    2. Gyps fulvus - 2 esemplari (n. 624 e 625) senza dati, uno di questi è l'individuo preso sull'Appennino toscano presso Marradi nel 1859.
    3. Gypaetus barbatus juv. - un esemplare (n. 623) senza indicazioni di cattura.
    4. Accipiter gentilis - 2 esemplari (n. 612 e 613) potrebbero essere quelli ricordati nella Fauna d'Italia come uccisi in primavera in Sardegna.
    5. Falco vespertinus - 3 esemplari (n. 597, 598 e 599) di cui il primo delle Puglie e gli ultimi due provenienti dall'Umbria. Salvadori ricorda (Fauna d'Italia) come "... nelle vaste praterie della Valle Umbra, soleva prenderne in gran numero mettendo sul terreno un grillo legato ed intorno alcune sottili paniuzze, colle quali i falchi invischiavano le loro ali, quando piombavano sull'esca ...".
    6. Dryocopus martius - 4 esemplari, 1 maschio e 3 femmine (dal n. 546 al 549). Il 546 è mancante, due esemplari, il 547 e il 548, riportano la località: Forni di Sopra, Udine, 3.11.1902 e Padola (Cadore) gennaio 1909, quest'ultimo dono di Enrico Festa. A proposito di questa specie nella Fauna d'Italia è riportato: "Ho una confusa ricordanza che nel 1847, essendo nell'Umbria, mi sia stato recato un individuo ucciso in un bosco del Monte Subasio presso Assisi."
    7. Anthus cervinus - Di due individui ricordati (Salvadori, 1872) come comperati sul mercato di Firenze ne resta uno solo (n. 408) nel maggio 1861.
    8. Plectrophenax nivalis - di tre esemplari un tempo in collezione ne resta uno solo (n. 289) da lui stesso acquistato sul mercato di Pisa "... confuso in un mazzo di lodole ..." (Salvadori, 1872).
    9. Montifringilla nivalis - due esemplari (n. 263 - 264) di cui uno solo (il secondo) ancora presente in collezione. A questo proposito vale la pena ricordare che Salvadori nel 1863, durante una ascensione sul Mte Vettore scambiò questa specie con lo Zigolo delle nevi, pubblicandone il dato su Ibis (1863); successivamente, procuratosi alcuni individui constatò che si trattava di Fringuelli delle nevi e ne pubblicò la rettifica su Ibis, 1864b.
    10. Pterocles alchata - un esemplare (n. 542) senza indicazioni di località; poiché non si trovano accenni a questo esemplare nelle opere di Salvadori sull'avifauna italiana non è da escludersi una provenienza non italiana del soggetto.
    11. Francolinus francolinus - due esemplari di cui oggi uno solo in collezione: la femmina (n. 502).
    12. Alectoris barbara - un esemplare (n. 492) "... senza dubbio trasportato sul continente, sebbene non avesse segni di essere vissuto in ischiavitù, fu ucciso da un mio fratello nell'inverno 1882-83 in una boscaglia presso la foce del Tenna, in Adriatico." (Salvadori, 1887).
    13. Tetrax tetrax - dei tre originari resta un unico esemplare (n. 524) preso presso la foce dell'Ete l'8 febbraio del 1881. Nella Fauna d'Italia Salvadori ricorda che: "... nelle Marche ne ho incontrato una volta un branchetto di otto o dieci...".
    14. Otis tarda - un esemplare (n. 527) con cartellino di Salvadori riportante "Porto S. Giorgio, dicembre 1882".
    15. Netta rufìna - quattro esemplari (dal n. 133 al 136) di cui 2 ancora in collezione. La femmina, mancante dalla collezione, era quella uccisa nelle Marche il 2 novembre 1865 (Salvadori, 1872).
    16. Oxyura leucocephala - maschio e femmina (n. 147 e 148) provenienti da Napoli, acquistati da Salvadori e ricordati nella Fauna d'Italia. L'esemplare maschio risulta attualmente scomparso.
    17. Pelecanus onocrotalus - un esemplare (n. 173) maschio adulto del F. Tenna. "Alcuni or sono un branchetto di sei o sette individui calò all'imboccatura del fiume Tenna nelle Marche sulla riva dell'Adriatico, e tre ne furono uccisi con un solo colpo." (Salvadori, 1872).
    18. Phalacrocorax pygmeus - un esemplare (n. 170) si conserva ancora nella collezione ed è lo stesso catturato da Salvadori il 2 ottobre 1856 nelle Marche presso la foce del fiume Tenna (Salvadori, 1872).
Le seguenti specie di interesse ornitologico, per rarità o varietà cromatica, presenti nella Collezione almeno fino al 1976 secondo il "verbale di riconsegna temporanea al Comune e affidamento al CAI del 27 aprile 1976" risultano oggi mancanti.

    1. Falco biarmicus - esemplare acquistato a Roma (n. 594): "Un bellissimo individuo adulto fu trovato da me sul mercato di Roma nell'inverno del 1852-53. Era una femmina, e si conserva nella mia collezione." (Salvadori, 1872).
    2. Falco peregrinus brookei - a questa forma si riferisce molto probabilmente l'esemplare di falco n. 589 ucciso da Salvadori in Sardegna (Salvadori, 1872) sulla sponda occi­dentale dello stagno grande di Cagliari.
    3. Dendrocopos medius - (n. 551, maschio) "Io ne posseggo un individuo trovato da me sul mercato di Pisa ..." (Salvadori, 1872).
    4. Turdus merula - (n. 249) "Una bella varietà di merlo (...) detto Merlo montano. Esso ha le redini, i lati della testa, le parti inferiori, e le cuopritrici inferiori delle ali di un bel color rosso-mattone. Io l'ho trovata sovente sul mercato di Pisa." (Salvadori, 1872). Pure assenti due albini: i numeri 251 e 252.
    5. Sturnus roseus - 2 esemplari (n. 204 e 205) senza dubbio quelli citati nella Fauna d'Italia: "... ne vidi ed uccisi un individuo adulto, solitario, il 5 agosto 1855, nella provincia di Fermo (nelle Marche) a poca distanza dal mare. Nel suo ventriglio trovai alcune piccolissime conchiglie e semi (...) Il 1 giugno del 1871, trovandomi nella vallata di Laperousa, lungo il Chisone, poco lungi da Pinerolo, vidi, (...) due branchi di questi uccelli, (...) riuscii ad uccidere un bellissimo individuo ..."
    6. Coturnix coturnix - esemplare con colorazione melanica (n. 497) senza altre indicazioni.
    7. Stercorarius parasiticus - esemplare juv. del fiume Tenna (n. 114) che così è ricordato da Salvadori (1872): "... io posseggo nella mia collezione un giovane ucciso nelle Marche; esso stava pescando in un piccolo stagno, e si lasciò prendere vivo dal cane."
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Bibliografia citata

Cited references

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BARBAGLI F. & C. VIOLANI, 1996a - Gli studi sulla Zoologia. In Poggesi M. & A. Nistri (eds.) - Enrico Hillyer Giglioli: L'uomo, il naturalista, il viaggiatore. L'Universo, 76: 634-653 e 666 - 672.

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ZAVATTI S., 1973 - Tommaso Salvadori, con documenti inediti. Celebrazioni in onore dell'ornitologo Tommaso Salvadori. Società Operaia, Porto San Giorgio.




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