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 15500 al 29.12.04

  Ricordi di un emigrato dei nostri tempi del dott. Marcello Fagioli
 

Introduzione

Dott.ssa Maria Cristina Ruffini in Lasagna
Consigliere dell’Emigrazione della Regione Marche
Portavoce del Forum delle Donne Marchigiane in Argentina


I brevi racconti che formano questo libro sono una sorta di pretesto di un emigrato italiano in Sud America, l’occasione per pensarsi o, per meglio dire, scriversi, in vecchiaia.

L’autore forse per molti è uno sconosciuto che vive, ignorato dai suoi connazionali, nel cuore della pampa argentina. In realtà si tratta di un Nome della Storia dell’Agricoltura: è stato lui, infatti, che ha portato alla rottura con le pratiche agricole del XX secolo, introducendo in Argentina il metodo della “semina diretta”, cosa che ha portato ad una rivoluzione nel mondo dell’agricoltura.

Di fronte alla difficoltà che solitamente hanno molti emigrati di parlare del proprio passato per il dolore che questo causa loro, il dott. Marcello Fagioli ha il coraggio di mostrare forme di avvicinamento alla sua stessa vita, riflettendo - nel contempo - attorno a se stesso, vale a dire attorno a noi stessi che condividiamo con lui la sua umanità e il fatto che, in qualche modo, siamo tutti migranti.

Cosa pensa un uomo di scienza della sua vita, vissuta per la maggior parte degli anni lontano dalla sua terra natale? Ricorre ai principi e alle leggi della fisica e della chimica per esprimersi? Che accade quando desidera spiegare ciò che era, ciò che è e ciò che sarà? Nella catena della sua memoria, come si allacciano gli eventi significativi della sua vita e come sono questi vincolati con tutto il processo migratorio che lo ha portato ad allontanarsi dalla sua terra?

Questo lavoro non è, e non vuole essere, una ricerca scientifica; si tratta piuttosto di un esercizio etico ed estetico: partendo da ciò che è, l’autore lascia volare i suoi ricordi, intenerendosi di fronte al ciò che le sue stesse parole fanno nascere in lui. Vi invito quindi a condividere la bellezza e la tragedia di questi ritagli di vita, attraverso i quali una persona decide di svelare se stesso di fronte all’altro.
Fagioli è riuscito a vincere la resistenza a raccontarsi che caratterizza molti migranti e, attraverso i suoi racconti, ci rivela la sua anima, le sue allegrie, le sue sofferenze, le sue paure, le sue speranze.

Questo lavoro recupera una pratica che il mondo di oggi ha perduto, quella del narratore che decide di abbandonare il silenzio per condividere e farci vibrare.

L’autore ha sentito nel suo mondo interiore esplodere la necessità di farsi ascoltare e, in questo esercizio retrospettivo fa sì che ai suoi ricordi si mescolino elementi cotruiti nello spazio simbolico e sociale della sua patria. È per questo motivo che ha scelto la sua terra e le Marche per pubblicare il suo libro in cui sono presenti fenomeni sociali che hanno segnato la vita italiana.

La realtà sudamericana è stata uno spazio di differenza e di esclusione per quest’uomo che, in silenzio, si è dedicato al lavoro; ora, terminato il suo duro compito di ricercatore, torna con lo sguardo al passato e scrive racconti delicati, profondi, sinceri e a volte sorprendenti, come del resto lui stesso è sorprendente.

Quale discendente di marchigiani mi sento in debito verso questo emigrato marchigiano e mi meraviglio nel profondo ascoltando, questo Altro, sempre diverso e straniero nel mio paese, che ha pronunciato il suo discorso così lontano dalla sua patria. Tutto questo richiede il nostro silenzio, non solo esteriore, ma soprattutto interiore ove nasce il sentimento di accoglienza, rispetto e reciprocità, per ascoltarlo attentamente in tutta la sua singolare dignità.

Qualcuno, non so chi né quando, ha detto: “Ogni essere umano è una lezione per un altro, Un testo aperto alla possibilità Di inventare nuove realtà”

Così è Marcello Fagioli, mio suocero, il ricercatore scientifico che, vivendo lontano dal suo paese, ha dato un enorme contributo all’umanità e che ora handeciso di regalarci l’occasione di ascoltarlo e, contemporaneamente, di ascoltare noi stessi e gli altri.

L’impronta di questo scrittore resta nei suoi racconti, come quella del ceramistanresta nei suoi vasi di terracotta. Tuttavia, contemporaneamente, gli offre la possibilità di “cominciare di nuovo” da questo posto, così lontano dal suo paese d’origine. Attraverso l’azione del raccontare ha infatti la possibilità, da un lato, di tornare ad essere e, dall’altro, di essere domani.

Questa capacità attiva, questo impulso originale in un anziano, gli permette di guardare indietro e contemporaneamente si ripromette di riiniziare.

Tutto questo merita tutta la mia riconoscenza e la mia ammirazione. Per finire, voglio citare Eduardo Galeano che, come sempre, esprime il mio stesso sentire quando scrive: “Non conosco piacere maggiore dell’allegria di riconoscermi negli altri.Forse questa è, per me, l’unica immortalità degna di rispetto. Riconoscermi nella mia patria e nel mio tempo, e anche riconoscermi nelle donne e negli uomini, nati in altre terre, e che sono miei contemporanei nati in altri tempi. Le mappe dell’anima non hanno frontiere”



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