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 15500 al 29.12.04

  Ricordi di un emigrato dei nostri tempi del dott. Marcello Fagioli
LA FANCIULLA GALLIANA


RITORNO ALLA PREISTORIA.
NASCITA DELLA “SEMINA DIRETTA”
L’uomo divenne agricoltore quando imparò a fare piccoli buchi nel terreno ed
a riporvi i semi. Poi qualcuno costruì una specie di aratro capace di aprire un
piccolo solco superficiale. Poi furono inventati gli aratri veri, prima di legno,
poi d’acciaio.
E Newton e Leibniz insegnarono a calcolare le forze ed i movimenti delle zolle
che si rovesciano su se stesse, coprendo di terra la vegetazione spontanea.
Aumentò così, enormemente, la produzione agricola ma aumentò anche l’erosione
del suolo.
Nel 1964, io stavo già lavorando in una Stazione Sperimentale Agricola, in
Argentina ed avevo disegnato alcuni esperimenti per approfondire la conoscenza
della dinamica dell’acqua nel suolo. Il disegno sperimentale comprendeva
anche parcelle con colture seminate su terreno arato e non arato. Secondo
quanto previsto le piante coltivate avrebbero dovuto crescere bene, nelle
parcelle arate e male, in quelle non arate. Ricordo ancora la mattina quando
l’incaricato del campo, con una faccia molto preoccupata, si precipitò nel mio
ufficio e mi chiese:
- “Dottore, come faccio io a seminare in un suolo non arato?” - Lo rassicurai
spiegandogli lo scopo e la maniera di procedere e dicendogli che avremmo controllato
la crescita della vegetazione spontanea mediante l’uso di prodotti chimici.
Le cose andarono, all’inizio, come avevamo previsto. Le piantine nacquero
stentatamente nelle parcelle non arate. Lo sviluppo della vegetazione
migliorava sensibilmente man mano che aumentava la profondità della rimozione
del suolo.
Alcuni professionisti, dipendenti di grandi società dedicate all’agricoltura, si
mostrarono interessati a questa ricerca. Venivano a visitarmi di quando in
quando ed io li guidavo sino al campo sperimentale. Non portavo con me il
disegno dello stesso perché i trattamenti si potevano intuire dalla differenza in
altezza della vegetazione. Ma un giorno, dopo qualche tempo dalla semina, una
volta arrivato con alcuni ospiti al campo sperimentale, non fui più in grado di
distinguere le parcelle con e senza rimozione del terreno. Rimanemmo tutti
molto meravigliati. Ancor più io lo fui, quando ottenni i rendimenti in grano
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corrispondenti ai diversi trattamenti. Non c’erano differenze apprezzabili tra
il rendimento delle parcelle arate e non arate. Meglio non riportare i commenti
del personale della Stazione Sperimentale. Il più benevolo era quello che mi
consigliava d’andare in manicomio, se credevo davvero di poter seminare in
quella maniera i campi della zona.
L’esperimento fu ripetuto negli anni seguenti, ma era molto difficile far accettare
la filosofia di “questa nuova” e “preistorica”, tecnica colturale. É naturale…
dopo i millenni nei quali era stato usato l’aratro!
Ora la semina su terreno non arato è molto diffusa nella “Pampa” e, per quanto
ne so, anche in Africa e in altre parti del mondo.
Si chiama “siembra directa”, “no till”, “no tillage”, “labranza cero”.
Aiuta molto a risolvere il problema della conservazione del suolo, specialmente
nei paesi nei quali è rimasto qualcosa da conservare.
Non ha avuto molta diffusione in zone dell’Asia e dell’Europa, dove l’uso millenario
dell’aratro ha causato già tutta l’erosione che era possibile provocare.
Ora si parla molto di desertificazione ed erosione. Ma non bisogna dimenticare
che, quando gli spartani difendevano le Termopili, la larghezza del passaggio
occupato da quei trecento eroi, non era molto grande. Ora, tra un lato e
l’altro del valico delle Termopili, ci sono chilometri.
Questa è l’erosione.



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