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  LA CASA DI TERRA CRUDA DI RIPABERARDA - STORIA DEGLI ATTERRATI
di Barbara Fioravanti

LA CASA DI TERRA CRUDA DI RIPABERARDA

Recentemente ristrutturata la casa in argilla e paglia sita in Contrada S. Angelo di Ripaberarda, lungo la strada provinciale, è tornata al suo originario splendore.

E' l'unica casa di argilla sopravvissuta nella valle del Tronto, abitata fino al 1978.

I lavori di ristrutturazione, durante i quali è stato ricreato da esperti l'impasto in argilla e paglia di cui la costruzione è composta, si sono conclusi con l'imbiancatura esterna in calce dell'edificio, come in origine.

I due piani sono bassi (meno di due metri), con il solaio in legno ed il tetto coperto da coppi. Conserva ancora al suo interno il vecchio forno scavato nelle pareti.

Originariamente era composta di quattro vani e probabilmente fu costruita alla fine del secolo scorso, poi furono aggiunti due corpi in mattoni in epoca recente. Misura all'incirca 10 metri per 5 ed è alta mediamente quasi 5.

Attualmente la struttura, di proprietà del Comune, resta chiusa, ma sarebbe interessante proporre visite al suo interno, magari in occasione della consueta apertura estiva del Punto accoglienza turisti.

E' bene valorizzare un simile tesoro, testimonianza del nostro passato.

STORIA DEGLI ATTERRATI

Le Marche, regione di mezzadria e di policoltura, sono intessute di una fitta trama di case sparse, contadine e rurali, isolate sulle pendici delle colline o addossate in piccoli nuclei nelle aree più interne ed elevate dell'Appennino.

L'edificio rurale contadino è andato modificandosi nel tempo, in base alla diverse esigenze del colono o del bracciante. Si è passati dai primi agglomerati urbani intorno ai castelli, alle case torre che via via si andavano espandendo a posto delle aree boschive. Hanno preso piede, successivamente, gli atterrati, con struttura molto diversa dalle case torri: non più con funzione difensiva, ma semplici case che rispecchiavano la povertà degli abitanti.

Si sono poi viste le prime case in muratura con eventuali palombaie o colombaie, fino ad arrivare ai nostri giorni, con l'abbandono quasi totale di questo immenso patrimonio, che costituisce un pezzo importante della storia dei nostri paesi.

Il termine atterrati indica un particolare tipo di costruzione, di antichissima origine, alcuni dei quali presenti anche nella nostra provincia. Pochissimi in Italia gli esemplari rimasti ancora in piedi, che hanno resistito alle intemperie e al trascorrere dei secoli. Questi edifici ci offrono una testimonianza di vita contadina, di civiltà passata che però tramanda un valido insegnamento. In seguito al crescere della pressione demografica si intensifica, da parte dei proprietari terrieri, la concessione dei poderi ai coloni nella forma di mezzadria. Le case contadine, dotate di locali di servizio, invadono le aree appoderate, dalle terre più ricche vicino ai centri urbani, a quelle meno produttive, boscate ed isolate.

La vita contadina si fa più misera nell'alimentazione, nei rapporti sociali e nella dimora, che nasce quasi sempre piccola e povera. La nostra regione può vantare una tradizione di lunghissima durata nella costruzione di edifici in terra cruda o argilla, sin dai secoli XII-XIII. All'edificazione di una nuova casa prendevano parte tutti i membri della famiglia e del vicinato, compresi i bambini, per i quali era una festa pigiare con i piedi l'impasto di terra e paglia, a volte anche con letame e ghiaia, finché non risultasse duttile ed elastico. A questo punto venivano formati grossi blocchi che erano collocati l'uno sopra l'altro fino all'altezza di un metro e per una più o meno identica larghezza. Si lasciava asciugare per qualche giorno poi si riprendeva ad elevare per un altro metro di altezza e così via fino al primo piano. A questo punto si metteva in opera la travatura per il pavimento e poi di seguito si arrivava al tetto. Quest'ultimo veniva realizzato con graticcio di canne poggiato sulle travi, su cui si stendeva di solito un impasto di terra e paglia; sopra infine si collocavano le tegole.

Esistevano altre tecniche per erigere i muri delle case di terra, meno diffuse forse perché più laboriose. L'impasto poteva essere versato in casseforme di legno che venivano poi rimosse e spostate verso l'alto, mano a mano che si procedeva con la costruzione; oppure, con il solito impasto si plasmavano grossi mattoni lasciati asciugare all'aria e, in un secondo momento, messi in opera senza bisogno di essere legati con malta.

Nei secoli successivi la costruzione di case di terra è continua, anche se il processo di appoderamento delle grandi proprietà e la diffusione del patto mezzadrile in atto nelle campagne marchigiane tra XVI e XVII secolo, di cui la casa è l'elemento caratterizzante, favoriscono la costruzione di abitazioni in muratura, che rappresentano la più rilevante forma di investimento e valorizzazione della terra.

Nelle Marche le case di terra hanno continuato ad essere costruite per tutto il XIX secolo. E' proprio nell'ottocento che si registra un loro notevole aumento, soprattutto alla periferia delle grandi città, legate all'espansione demografica e alla successiva depressione agricola, che investì l'Italia unita e che nelle Marche ebbe quali ripercussioni l'immiserimento dei contadini ed il conseguente aumento del bracciantato.

Si denuncia, quindi, un quadro assai povero ed arretrato della realtà agricola, nel quale settori consistenti della popolazione agricola vivono in condizioni assolutamente precarie. La scomparsa pressoché totale dei manufatti in terra va attribuita in primo luogo all'abbandono in cui sono cadute queste abitazioni negli ultimi decenni, per il miglioramento generale delle condizioni di vita che ha investito anche la campagna.

Spesso queste abitazioni sono state deliberatamente abbattute perché ritenute disdicevoli e sinonimi di povertà, vissuta però con grande sacrificio e senso del dovere, in cui si potevano ritrovare i veri valori che vanno scomparendo con il passare del tempo. Un terzo motivo al quale si sarebbe portati ad attribuire maggiori responsabilità è la fatiscienza e deperibilità del materiale che rende l'abitazione inagibile e ne determina il crollo, se non si provvede a tempestive riparazioni e costanti manutenzioni.

Barbara Fioravanti

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Recupero e risanamento conservativo della casa di terra cruda "Atterrato di Ripaberarda"

Casa di Terra cruda di Ripaberarda prima dell'intervento

La Casa di Terra cruda di Ripaberarda prima dell'intervento

Vista della Casa di Terra cruda di Ripaberarda dopo l'intervento

Vista della Casa di Terra cruda di Ripaberarda dopo l'intervento

Vista della Casa di Terra cruda di Ripaberarda dopo l'intervento

Vista della Casa di Terra cruda di Ripaberarda dopo l'intervento

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