Area riservata
Papa Sisto V
Presidato Sistino
Cartina di Montalto
Geometrie Agricole
Biografie illustri
Montaltesi lontani
Araldica
Mercato Piceno
Tradizioni musicali
Enogastronomia
Gemellaggi
Museo archeologico
Bibliografia

 
 15500 al 29.12.04


  UNA VITA PER GLI UCCELLI di FRANCO REGI (*)
TOMMASO SALVADORI PALEOTTI - ORNITOLOGO DI FAMA MONDIALE (Porto S. Giorgio 1835 - Torino 1923) in Personaggi Piceni, Vol. 1, Studi e Saggi dei quaderni ell'A.S.A.F., n. 4, Linea Grafica Centobuchi, 2000, pp. 49 - 56.

E questo da dove viene, dalla Papuasia?

Proprio così. Un francobollo che viene dall'altra parte del mondo, emesso dalle Poste di Papua-Nuova Guinea nel 1970 in occasione del 42° Congresso dell'ANZAAS. Nella vignetta, un casuario e un personaggio. Ma di chi si tratta? Una breve ricerca e una gradita sorpresa: il francobollo è un omaggio ad un grande marchigiano, che merita di essere maggiormente conosciuto, e non soltanto dagli ornitologi (che lo conoscono bene, ma che sono tanto pochi!), bensì da quanti hanno la possibilità di raggiungere Fermo e di entrare nella Villa Vitali, cioè da tutti.

Qui, infatti, si può ammirare la preziosa Collezione di uccelli messa su dal Salvadori a metà '800 e, unitamente ai suoi scritti, donata con encomiabile sensibilità civica dagli eredi al Comune di Fermo.

La Collezione, recentemente restaurata, è ora "Museo di Scienze Naturali Tommaso Salvadori"; gli esemplari presenti, nonché saggi e notizie biografiche e bibliografiche sullo scienziato, rappresentano il soggetto di una splendida pubblicazione-catalogo, voluta dal Comune di Fermo e curata da Carlo Violani, Gianna Zanazzo e Massimo Pandolfi (1).


Il paradiso degli uccelli


Le terre del Continente Nuovissimo sono ricche di fascino e di mistero ancor oggi; figuriamoci quali spettacoli primordiali si offrivano ai primi avventurosi navigatori, che poi naturalmente li raccontavano amplificandoli a piacimento, mescolando la realtà alle leggende degli aborigeni e alla propria fantasia.

Ce ne volle prima di accorgersi che molti degli animali strabilianti, che riportavano in Europa, altro non erano che ingegnosi collage di abili impagliatori; mentre, per colmo d'ironia, poco mancò che i nostri naturalisti non venissero ancora beffati, scambiando per un ennesimo trucco quel residuo di ere lontane, allo stesso tempo rettile, uccello e mammifero, che invece è autentico e risponde al nome di ornitorinco.

Ma uccelli sconosciuti, insoliti per forma, per colore e comportamento, colà esistevano veramente(2): la paradisea con le sue spettacolari penne ornamentali, la sua vistosissima policromia, i suoi aggraziati rituali di corteggiamento; la clamidera, che per la sua parata nuziale costruisce giardinetti, li abbellisce con oggetti luccicanti e li dipinge con succhi vegetali coloranti; il casuario, che si difende a calci anche dagli uomini, ed è tanto prezioso per l'economia locale da essere barattato per otto maiali, o una donna 3), fino ad arrivare a quel vero "lusso" della natura, che è la coda dell' uccello-lira.

C'era da mettere un po' d'ordine in questo guazzabuglio: analizzare, confrontare, classificare, catalogare..., e il nuovo materiale australiano era soltanto un piccolo, ancorché eccezionale campionario da studiare; la scienza, d'altra parte, non si poteva accontentare delle pur graziose leggende con le quali gli abitanti delle Molucche incantavano gli Europei, spiegando come questi uccelli abitassero in un certo paradiso, e che sulla terra facevano solo fugaci apparizioni!


Il Naturalista


Ebbene, Tommaso Salvadori ha speso la sua vita per la conoscenza degli uccelli, rispondendo così a quell'insopprimibile aspirazione, propria dell'uomo, di conoscere la natura e i fenomeni che la animano: aspirazione che si può connotare anche come iniziale curiosità o come "affascinante e sereno divertimento"(4) alla portata di tutti, per poi diventare interesse e desiderio di ricerca scientifica.

Carpire segreti, svelare misteri, leggere nel futuro, scrutare con trepidazione per scoprire se nel buio di una dura e minacciante spilonca vi fusse qualcosa di miracoloso, secondo una vivida immagine di Leonardo da Vinci: è un gusto che stiamo perdendo, eppure sappiamo bene che ogni tassello aggiunto alla conoscenza fa compiere balzi all'umanità intera!

In quest'ottica vanno inquadrate la vita e l'opera del Salvadori che, laureato in Medicina e Chirurgia, non trascurò mai la sua vera passione: perfino durante la partecipazione alle campagne militari di Sicilia con Garibaldi trovava il modo di osservare le abitudini di taccole e ghiandaie marine! (5).

Forte delle prime esperienze locali (Marche e Sardegna, soprattutto), il Salvadori raggiunse i vertici della competenza ornitologica, imponendosi quale più autorevole esperto del settore, tanto che i suoi studi sugli uccelli di tutto il mondo furono considerati basilari: un'autorevolezza raggiunta e conservata esclusivamente grazie alle proprie capacità, riconosciute dai grandi "nomi" ed anche dai suoi gelosi "colleghi".

Infatti, come frequentatore di Musei, di collezioni di naturalisti e soprattutto come Assistente e poi Vice Direttore del Museo Zoologico Torinese (con il quale fu in rapporto per più di cinquant'anni), ebbe modo di compiere osservazioni, confronti e studi, che affinarono il suo intuito, incrementarono la sua esperienza e permisero di trasformare in Museo di prim'ordine quella che fino allora era stata una semplice raccolta di uccelli.

Sono centinaia i suoi scritti scientifici relativi ad uccelli delle più svariate provenienze; tra essi spiccano la seconda parte della Fauna d'Italia, i tre volumi dell'Ornitologia della Papuasia e delle Molucche, il Catalogo sistematico degli uccelli del Borneo. Neppure gli uccelli polari sfuggirono alla sua attenzione.

Ma la consacrazione "mondiale" dei suoi meriti arrivò dal British  Museum di Londra quando, assieme ai più celebri specialisti del mondo, fu chiamato a collaborare alla catalogazione degli uccelli di quel Museo, per il quale il Salvadori compilò tre volumi.


Uccelli... di Marca


Attento osservatore dell'avifauna marchigiana, contribuì non poco alla conoscenza delle specie presenti nelle Marche e a far sì che questa regione venisse a trovarsi a nord di una linea immaginaria che, collegando il Monte Circello alla foce del Tronto, suddivideva l'Italia in due parti: una suddivisione operata piuttosto per comodo, affine di limitare una parte ben nota da un 'altra che lo è pochissimo, anziché per vere differenze tra le due parti(6).

Gli studi del Salvadori rappresentarono così uno stimolo anche per le province meridionali, che se ne avvantaggiarono per analogia, come osservava nel 1892 Corrado Lopez che, dopo aver riportato la suddetta citazione, scriveva:... Il nostro Abruzzo ha il vantaggio d'esser a contatto immediato coli'ultimo lembo di terra del versante Adriatico che sia bene studiato: con le Marche; e l'avifauna della nostra provincia, dovendo necessariamente rassomigliare moltissimo a quella di Macerata e d'Ascoli, si può in gran parte dedurre a priori dalla conoscenza di quella marchigiana (7). Lo stesso autore suggerisce rimandi ben precisi, come quando parla del sordone, o del gracchio, che trovandosi a branchi sulle montagne dell'ascolano (specialmente sulla Sibilla e sul Vetore) è probabilissimo che abiti Monte Corno, come scrive giustamente il Salvadori (8).

Agli uccelli "marchigiani" è riservato un settore del Museo di Fermo, che custodisce esemplari provenienti in gran parte dal territorio piceno, con indicazioni didascaliche indicanti luoghi di avvistamento ("alla foce del Tenna, ...alla foce dell'Aso..."), tratte dalla "Fauna d'Italia". Tra essi spicca un superbo avvoltoio monaco (Aegypis monachus), allora presente dalle nostre parti (ma... chi l'ha più visto?), tanto è vero che nel 1863 ne furono catturati due nel territorio di Ripatransone, ed uno, donatogli dall'Illustre cav. Antonio Orsini, è quello qui conservato. Spesso vengono riportate notizie sulle abitudini degli uccelli, nonché riferimenti "ecologici" sulla diminuzione delle specie: per il topino, ad es., si osserva che "la cattiva gestione dei fiumi lo ha reso estremamente raro".


Uccelli d'Italia


  Venite qua, alati miei fratelli,
quanti dei contadini i fertili campi
abitate...,
e famiglie che sementi cogliete,
rapide al volo, dolci nel canto!

...

E quanti di voi nei giardini
dimorate tra i rami dell'edera
o, sui monti, corbezzoli e selvatiche olive
beccate...
E voi che in palustri convalli
le pungenti zanzare pigliate,
voi tutti che i rugiadosi luoghi della terra
abitate...
E stirpi d'uccelli che sul gonfio flutto del mare
con le alcioni volate...
Presto, tutti all'assemblea,
presto, tutti qui...! (9).
 


Impossibile non ripensare a questi versi di Aristofane, entrando nel Museo ornitologico di Villa Vitali; e potresti chiamarli per nome, quegli uccelli, come faceva quasi due millenni e mezzo fa il grande commediografo greco: Lodoletta, Tortorella,/ Pica, Passero, Fringuello,/ Nerto, Cuculo, Colomba,/ Falco, Capo e Piedirosso,/ Palombella, Gheppio, Mergo,/ Verzellin, Beccofrosone,/ Picchio, Aquila marina... 10, e aspettarti che rispondano all'appello, tanto il Salvadori ha dato loro un aspetto ed un atteggiamento naturali! Uccelli di tutti i colori, di tutte le dimensioni, dai più grandi (pellicano, fenicottero, gru) ai più piccoli (scricciolo, luì, cincia dal ciuffo) e dai nomi più curiosi (dalla pittima alla pettegola, dal fratino alla monachella, dal pettazzurro al culbianco, dal porciglione alla passera scopaiola).


Impagliato, fa sempre il suo effetto


Un Museo ornitologico ha qualcosa di diverso da qualsiasi altro, poiché non ospita soltanto simulacri. Gli uccelli sono proprio quelli che vissero, che volarono, che cantarono, preservati dallo sfacelo, o meglio, ricondotti a nuova vita, con lo splendore del loro piumaggio, con l'atteggiamento più caratteristico, con l'espressione che in vita non si era potuta imporre alla nostra meraviglia.

Dànno l'impressione di sapere che non sono soprammobili e si mostrano con aria superba, o timida, o incuriosita, o maliziosa, o, nella maggior parte dei casi, beffarda. Giocano ancora, come hanno sempre giocato, si divertono, forse anche sorridono, a ricordo della loro indole fanciullesca, sempre vispa e gioiosa, come immaginava perfino il serioso Leopardi, che arrivò a desiderare per un poco di tempo essere convertito in uccello (11).

Il Salvadori ce li ha restituiti così, ma non perché impagliati fanno il loro effetto, come l'Airone di Bassani o come quelle "bestie" imbalsamate di Codigoro, magnifiche tutte, nella loro morte, più vive che se fossero vive (12). Nella sua opera c'è anche questo, ma c'è soprattutto un qualcosa che non li fa sembrare "bestie imbalsamate": la sensibilità del Salvadori, d'altra parte, non era quella di un rozzo impagliatore, bensì quella di un raffinato ed artistico tassidermista.


Un Museo dei ricordi


Certo, in un Museo molte cose bisogna immaginarsele; da questo punto di vista, e prescindendo dall'aspetto culturale e didattico, i suoi meriti sono due: il primo è quello di consentire, almeno e ancora, di immaginare; il secondo è quello di ammonire, per il futuro, di immaginare il meno possibile.

Racconti, leggende, credenze, magia, divinazione. Quante reminiscenze, quanti simbolismi si affollano nella mente guardandosi intorno...

L'eleganza e la poesia di queste remiganti e di queste timoniere, materializzazione delle bellezze del paradiso secondo un'ingenua leggenda delle Molucche (ingenua sì, ma certamente più gentile di quella nostrana, che vedeva nelle penne la materializzazione dell'urina, non altrimenti emessa dai pennuti!)(13)...

E questo è il pascoliano cuculo ozioso, e questa è l'onomatopeica upupa foscoliana che svolazzava tra le croci...

E questi avvoltoi hanno deciso la nascita di Roma, e questo picchio ha condotto per di qua i Sabini diventati Piceni; e questa calandra (è il calandrella dell'Acerba?), messa accanto ad un malato,

  se morir deve, voltagli la coda,
se campar deve, riguardalo fermo (14);
 

e questa merla potrebbe essere quella dei "tre giorni"; e questa cicogna chissà quanti neonati ha portato; se tendi l'orecchio, poi, potresti sentire garrir Progne e pianger Filomena (15).

Manca l'araba fenice, è vero, ma quella..., dove sia nessun lo sa, neppure uno come Salvadori.


Odo augelli far festa
(per quanto tempo ancora?)


Immaginare, dunque, grazie ad un museo.

Peccato, però, che siamo costretti ad immaginare anche qualcosa che avremmo potuto realmente osservare in natura, e invece non possiamo; molti di questi uccelli non popolano più i nostri cieli e i nostri ambienti, per cui abbiamo perso irrimediabilmente la possibilità di godere del loro canto, della loro allegria, del loro stile di volo.

Odo augelli far festa: sarà ancora possibile dirlo?

Credo che la didattica museale del Salvadori implichi l'invito ad avere giudizio, a non provocare squilibri, a conoscere, a difendere, o meglio, ad amare la Natura, conservando il più possibile nel loro habitat gli uccelli ancora esistenti e a ricorrere al Museo soltanto per studiare le specie estinte: altrimenti saremmo costretti ad assistere al paradosso di uccelli incollati sui trespoli, che fanno volare noi sulle ali dell'immaginazione, mentre logica vorrebbe proprio il contrario, cioè noi con i piedi per terra e loro con... la testa per aria.

_________________________________

NOTE

(1) E' La Collezione Ornitologica di Tommaso Salvadori - Catalogo, Fermo 1997, Presentazione di E. Fedeli, Prefazione di G. F. Mees. I saggi presenti, in italiano ed in inglese, sono: "Tommaso Salvadori, scienziato" (Max Salvadori); "Tommaso Salvadori" (P. Passerin d'Entrèves, A. Rolando, C. Violani); "Brevi cenni storici sulla Tassidermia" (O. Sacchi, U. Ziliani); "Le collezioni ornitologiche italiane dell'Ottocento e la collezione ornitologica personale di Tommaso Salvadori conservata a Fermo" (G. Zanazzo, C. Violani, M. Pandolfi, F. Barbagli); "Note storiche sull'avifauna delle Marche" (M. Pandolfi); bibliografia completa e catalogo di tutti gli esemplari del Museo.
(2) Gli animali e la loro vita, IX vol., Istituto Geografico De Agostini, Novara 1973, p. 87 ss. (Tit. orig. "Enciclopedia Salvat de la Fauna" a cura di R. F. de la Fuente, Salvat S.A. Ediciones, 1970).
(3) Testimonianza di T. Gillard, ibid., p. 113.
(4) DOMENICO TRAVAGLINI, Fascino verde, A. Livi Ed., Fermo 1999; il libro, scritto anche con intenti didattici, è di utilissima lettura per accostarsi agli animali delle nostre zone in maniera più consona allo spirito della Natura.
(5) TOMMASO SALVADORI, Fauna d'Italia II parte, Uccelli, F. Vallardi, Milano 1872, p. 43.
(6) Ibid., p., X.
(7) CORRADO LOPEZ, Fauna, in "Monografia della provincia di Teramo", di AA. V.V., dir. da Gaetano Crugnola, I vol., G. Fabbri Ed., Teramo 1892. Rist. anast. Amministrazione Provinciale TE, 1995, p. 275.
(8) Ibid., p. 277.
(9) ARISTOFANE, Uccelli, trad. di C. Corbato per il Club del Libro; in "Commedie", Edipem, Novara 1973, pp. 132, 133.
10)
Ibid., p. 135.
(11) GIACOMO LEOPARDI, Elogio degli uccelli.
(12) GIORGIO BASSANI, l'Airone, A. Mondadori, Milano 1968.
(13) CECCO D'ASCOLI, L'Acerba, 4251 - 4256.
(14) Ibid., III, 2425 - 2429.
(15) Rondine ed usignolo, secondo  il  mito greco ed una famosa "metamorfosi" di Ovidio. Cfr. F. Petrarca, Rime, "Zefiro torna... ", CCCX, 3.

(*) Il testo è pubblicato su montaltomarche.it per gentile autorizzazione dell'Autore che ringraziamo di cuore. Le immagini e ove presente il verso degli uccelli è a cura della nostra redazione.

Tommaso Salvadori Paelotti (1835 - 1923)

Tommaso Salvatore Paleotti
(P. San Giorgio 1835 - Torino 1923)

ALTRI LINKS

I Musei Scientifici di villa Vitali di Fermo >>

Una favoletta per i più piccoli di Franco Regi >>

T.Salvadori, Catalogo degli uccelli di Sardegna >>

montaltomarche.it

Home
- Links - Archivio - Album - Chi sono? - Download - Registrati
Sisto V - Presidato - Cartina - Geometrie Agricole - Biografie - Amici di Montalto lontani un clic! - Araldica - Tradizioni musicali - Enogastronomia - Gemellaggi - Museo - Bibliografia

© montaltomarche.it - montaltomarche.eu Home info@montaltomarche.it

Per una corretta visualizzazione delle pagine utilizzare Internet Explorer ad una risoluzione di 1024x768