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 15500 al 29.12.04


   PERCORSI d'ARTE ED. 2005 - ESPONE L'ARTISTA GIUSEPPINA MAROTA
"...la storia di un'artista, specie se autodidatta, è a volte talmente fusa con la sua funzione di donna e di madre che, per non perdersi nel ripetitivo ruolo quotidiano, diventa vitale per lei trovare lo spazio necessario per esprimersi...”

MOSTRA D'ARTE di GIUSEPPINA MAROTA

Una 'diaspora' tutta italiana.

Marche Disperse è il titolo di un attualissimo studio sulla dispersione delle opere d'arte dalle Marche ai vari musei, raccolte e collezioni private nel mondo, edito ad opera del Servizio Cultura della Regione.

Invece un'opera è ideata e realizzata per un certo luogo dove, nel tempo, è gustata e amata; tolta da quel determinato e ben preciso contesto, perde gran parte del suo significato. Può essere ammirata, studiata, copiata, ma non desterà lo stesso 'stupore' di quello suscitato in chi ebbe la fortuna di osservarla nel luogo originario per cui era stata creata. E c'è stato un lungo periodo in cui 'avide' persone d'oltralpe scendevano in Italia come per impadronirsi, attraverso l'acquisto di nostre opere d'arte, del senso della bellezza, di quel gusto classico che si era conservato solo da noi, stratificato nel corso dei secoli con una ricchezza e una varietà irripetibili.

L'ambiente.

Anche Montalto, purtroppo, ha subito a vario titolo tale depauperamento: opere pittoriche, manufatti d'arte, arredi, svenduti ad “antiquari” senza scrupoli o semplicemente rubati e, in qualche caso, anche lasciati macerare...

Tuttavia, questo nostro singolare substrato culturale figurativo che riconduce alla tavola romanica del Cristo Patiens di S. Francesco delle Fratte, a brani di pittura del XV-XVI sec. salvati miracolosamente dalla rovina, a tele e opere del '600 o più recentemente alle tempere dei paesi del Presidato sistino rappresentati nella Sala Consiliare, ha 'impregnato' le coscienze dei cittadini e ne ha affinato il gusto estetico.

Non è un caso che ogni domenica l'occhio possa godere dell'equilibrio dei colori e dell'armonia delle forme dei dipinti di Luigi Fontana in Cattedrale, dove anche fascinosi monocromi colpiscono immancabilmente l'attenzione. C'è quindi una diffusa abitudine “al bello” che consente a quanti lo vogliano di coltivare al meglio le proprie tendenze artistiche.

Le motivazioni.

Marota Maria Giuseppina trae dunque idee e ispirazione dal proprio ambiente di vita che diviene per lei un privilegiato “luogo dell'arte”. L'innata esigenza di esprimersi si è nel tempo alimentata delle 'provocazioni' d'arte che qui ancora sono rintracciabili nel colore terragno dei tetti e delle case, nei toni accesi di strepitosi tramonti, in quelli dolci e armoniosi dei panorami dove gli azzurri tenui e i verdi si fondono con i grigi di lontane prospettive...o nello stemperarsi dei colori in delicate tinte pastello di un fiore.

Vi è, in lei, un vivace desiderio di apprendere in merito alle varie tecniche, che via via sperimenta anche traendo spunto dalle opere di grandi maestri. Si direbbe che se ne trae un'immagine simile a quella di un homo viator che invece del pane ha nella borsa colori e pennelli, intenta com'è a percorrere la strada verso il perfezionamento del proprio modo di rendere esteticamente cose e oggetti, volti e figure, cieli e ambienti, sentito come viva e imprescindibile urgenza personale.

Le copie da Antonello da Messina, Raffaello, Jan Vermeer, Jean-HonorŽ Fragonard, per cogliere l'intensità di uno sguardo o la dolcezza dei lineamenti di un bambino, testimoniano della consapevolezza che M.M.G. ha, del fatto che ogni traguardo è necessariamente una conquista.

Così, accanto allo studio della fanciulla con turbante è interessante gustare i tratti del panneggio e la resa delle figure di una graziosa Madonna col Bambino; o, nelle due vedute sovrapposte di Montedinove e i campi di papaveri, soffermarsi ad ammirare il respiro di ariosità e la fluidità dell'acquerello, tanto che pare davvero di sentirsi immersi tra i profumi dell'aria primaverile.

E che dire di Montalto da est, dove, volutamente, il campanile del Duomo pare voglia sfondare il cielo, nel suo vertiginoso ascendere verso l'alto?

Insomma, vengono fissati con sciolta naturalezza momenti di intensa percezione della natura, attraverso la perfezione dei fiori, il linguaggio degli oggetti, o la sensazione calda della luce di un lume che impronta del suo colore tutto uno sfondo.
E ancora i colori e i gusti della frutta raccolta in un cestino si affiancano al ripetersi ritmico, quasi musicale, dei petali di ortensie.

Infine, il ritratto: da quello di Federico, dove una foresta di riccioli a carboncino incornicia un volto leggermente imbronciato dai crucci dell'infanzia ed è illuminato dalla luce dell'innocenza, a quelli di Massimo e Giorgio, in cui la dolcezza dell'atteggiamento protettivo del fratello maggiore e la fresca immediatezza del più piccolo, affiancato con amorevole cura, sfumano verso uno sfondo che sa quasi di mistero, dove c'è ancora posto per la fiaba, per la rosea incoscienza della fanciullezza, prima che il “c'era una volta”...svanisca nei sogni evanescenti della preadolescenza.

Montalto, 05 luglio 2005
Franco Emidi

Il manifesto della personale di  Giuseppina Marota, Palazzo Municipale di Montalto delle Marche, Sala d'Arte Contemporanea "Osvaldo Licini" . Week-end di agosto

Il manifesto della personale di
Giuseppina Marota
Palazzo Municipale di Montalto delle Marche,
Sala d'Arte Contemporanea "Osvaldo Licini"

ORARI APERTURA MOSTRA

dal 1° agosto al 4 settembre:
sabato e domenica 17, 30 – 20,30

9-10-11-12 agosto:
17,30 – 20,30

13-14 agosto:
17,30 – 24,00

15 agosto:
17,30 – 20,30


Tetti di Montalto (2003)

WEB GALLERY
DI GIUSEPPINA MAROTA



 

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