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  PIANTARE MAGGIO - RITO DI PRIMAVERA di Giovanni Vagnarelli
Porchia di Montalto M. (AP), 1° maggio 2008

PIANTARE MAGGIO - Porchia di Montalto M. (AP), 1° maggio 2006 Nell’antichità il territorio europeo era interamente coperto da boschi e da foreste e le popolazioni che l’abitavano vivevano dei prodotti che la natura offriva loro; è evidente dunque che fossero diffuse credenze e si praticassero riti propiziatori ispirati al culto degli alberi e della natura.

Anche in Italia, sin dal medioevo, si diffuse l’usanza di festeggiare il risveglio della natura e il ritorno della buona stagione.

I riti seguivano un principio comune, ma a seconda dei luoghi e della diversità delle genti, si svolgevano con manifestazioni differenti o espressioni varie.

Il desiderio di festeggiare l’arrivo della primavera, che rappresenta il ridestarsi della natura, la fine del lungo e freddo inverno e la ripresa dell’attività riproduttiva di tutto il mondo vivente (compresi uomini e animali), è sempre stato forte soprattutto in quei popoli integrati con i ritmi della natura.

Maggio è il mese in cui le popolazioni vedevano l’essenza della vita e l’espressione della fertilità; prese il nome da Maia, la dea romana dell’abbondanza e della prosperità. Il primo giorno del mese le si sacrificava una scrofa, simbolo di fecondità.

La festa del primo maggio nel passato ha avuto un’importanza straordinaria, poi 150 anni fa, ha avuto un rapido declino. Questa festa pagana non era ben vista dalla chiesa, per cui il mese di maggio fu dedicato alla Madonna; poi il socialismo trasformò il primo maggio come festa dei lavoratori. Infine il fascismo, proibì lo svolgersi dei festeggiamenti per evitare proteste politiche e per paura di disordini.

Ancora oggi in molte regioni d’Italia, si continua questa tradizione e si onora l’arrivo della primavera in vari modi.

In Toscana, Umbria, Emilia-Romagna, Lombardia e Basilicata, per uno o più giorni si svolgono riti diversi secondo le consuetudini locali.
Da noi, nel piceno, la tradizione vuole che si dia il benvenuto alla primavera, piantando il “Maggio”. L’albero simbolo della vita, l’asse di collegamento spirituale tra la terra e il cielo, auspicio di fertilità e rinascita.

La funzione magico-propiziatoria si svolge nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, ma i preparativi hanno luogo molte ore prima. Infatti deve essere scelto un albero molto alto, in particolare un pioppo, che cresce lungo i corsi d’acqua, dritto e robusto, che deve essere abbattuto e sfrondato dei rami più bassi, lasciando integra solo la cima.

E’ senza dubbio l’evento annuale più importante per Porchia, piccolo paese del piceno, posto in prossimità delle sorgenti del torrente Menocchia, con pochi abitanti nel centro storico, ma molto popolato nella campagna circostante, che vuole mantenere viva questa antica tradizione.

La voglia di stare insieme, di partecipare con grande vitalità ad una gara di forza e abilità, è una occasione davvero magica che viene vissuta intensamente.

Uomini giovani e meno giovani, secondo uno schema  ormai consolidato negli anni, nel pomeriggio del 30 aprile si recano con un camion (un tempo su un carro trainato da buoi) nel vicino bosco.

Con non poche difficoltà viene caricato sul mezzo di trasporto un pioppo sano e maestoso,legato saldamente e trasferito con prudenza e massima sorveglianza (per la considerevole lunghezza del fusto) in paese.

In precedenza si era scavata, in prossimità della Piazza del mercato, una profonda buca predisposta con uno scivolo per facilitare l’inserimento del tronco.

Portare in paese un enorme albero rappresenta di per sé una gioia e dà soddisfazione ai partecipanti, ma l’operazione più difficile e faticosa deve ancora cominciare.

Nel rito propiziatorio arboreo, trasportare al villaggio un grande albero è un modo di portare nella propria casa fertilità e vitalità e trasmetterla alla gente.

A notte inoltrata, iniziano le fasi preparative per l’erezione della pianta di alto fusto, (simbolicamente di sesso maschile) che consistono nel legare lunghe e robuste corde a varie altezze del tronco e nel fissare un drappo rosso sulla cima. (simbolo caro ai lavoratori di tutto il mondo)

Quando tutto è predisposto, varie squadre di uomini prendono in mano le corde e iniziano a issare l’albero, altri con lunghe scale aiutano il sollevamento puntellando il tronco. Operazione alquanto lunga, complessa e dispendiosa di energie, ma con la forza di volontà e l’incitamento della gente presente si riesce sempre a piantare il fusto nella buca.

Riempito prontamente di terra lo spazio circostante il tronco, il “Maggio” è al sicuro ed è possibile sciogliere le corde che lo tenevano legato.

I fuochi d’artificio concludono felicemente la prova di forza e di maestria; vengono distribuiti a tutti i partecipanti panini, bibite e buon vino.

La sfida è terminata, lo spettacolo indimenticabile, con l’atmosfera d’altri tempi, rimarrà in ognuno con l’augurio che la stagione in arrivo porti tanta salute e abbondanza di raccolti a tutta la comunità. 

Giovanni Vagnarelli

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