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 15500 al 29.12.04

  Geometrie Agricole
Discorso detto in Ascoli Piceno nel giorno IX agosto MDCCCLXIII dal Professore cav. Niccolò Meloni per l'apertura della scuola ambulante di agricoltura della Provincia

Tout fleurit un état
Où fleurit l'agriculture.
SULLY


Le cattedre ambulanti, come mezzo economico, facile e pronto di spezzare il pane della scienza ai contadini, fanno ogni dì un passo nella nostra cara Italia. Il Congresso Agrario di Modena, e con maggior energia quello di Cremona, proclamarono altamente l’eccellenza di questo mezzo d’istruzione, e vedrete, Lettori, che fra non molto i Consigli Comunali e Provinciali allogheranno ogni anno nei bilanci una somma di qualche importanza pella istruzione dei contadini, e quando non potranno avere la cattedra ambulante perenne procureranno almanco di averne una temporaria e tutte, giova sperarlo, sorfiranno il bramato effetto.

Intanto quella d’ Ascoli va molto bene, e gli è ad onore di essa e degli Ascolani che vogliamo qui riprodotto il discorso inaugurale del nostro allievo caval. Meloni, facendovi precedere le parole che quella onorevole Deputazione Provinciale volle anteporvi, e rimpiazzando con altrettanti puntini presso che tutto quello che a noi si riferisce.

DISCORSO INAUGURALE

detto in Ascoli Piceno nel giorno IX agosto MDCCCLXIII dal prof. cav. NICOLÓ MELONI per l’ apertura della Scuola ambulante di Agricoltura della Provincia.

Il Consiglio Amministrativo della Provincia di Ascoli Piceno nella sua tornata delli 18 settembre 1862 ad unanimità di voti approvava la proposta formulata dal signor cav. Scelsi Prefetto della Provincia, di creare cioè due Scuole ambulanti di Agricoltura per i due Circondari di Ascoli e di Fermo, e per l’oggetto stanziava la somma di L. 10000.

Onde tradurre in atto questa importante risoluzione, la Deputazione Provinciale, per organo del suo Presidente, si rivolse a parecchi dei più encomiati Professori di Agricoltura, invitandoli a voler assumere l’onorevole incarico d'insegnare agricoltura in questa Città ed in Fermo, ma gli officii fatti tanto dal Presidente per la scuola di Ascoli, quanto dal Sotto-Prefetto cav. Moneret per quella di Fermo, non riuscirono ad alcun costrutto, e già s’ingenerava il timore che forse per mancanza di professori quelle scuole generalmente desiderate non si potessero aprire; se non che il cav. Ottavi (...)consentiva a concedere per ora uno de’ suoi migliori Allievi onde aprire almeno in Ascoli la progettata Scuola.

Infatti l’egregio giovane cav. Meloni recavasi in questa Città onde iniziare la santa opera della rigenerazione della nostra agricoltura, la quale se da parecchi lati non teme confronti, anche a petto dei paesi più ben coltivati dell’ Italia, da molti altri lati però, è tale da meritare la più completa riforma. E che egli sia da tanto lo prova la prolusione dal medesimo letta nella solenne apertura della scuola celebratasi in Ascoli la mattina del 9 del mese di agosto e che noi ora qui pubblichiamo, non solo per istruzione di quanti s’interessano al progresso di questa nobilissima fra le scienze, ma ben anche ad onoranza di quanti ebbero parte nella benefica istituzione.

Signori,

L’ ltalia coi suoi cento climi, e tutti generalmente temperati e alla vegetazione favorevolissimi; colle sue varietà di suolo, e tutte generalmente feraci; nazione eminentemente agricola, non rifiuta nessuna pianta utile dal suo seno; tutte in questa terra, fin troppo fortunata, tutte prosperano rigogliose come in loro patria.

Le ridenti praterie Lombarde cuoprono il suolo con profitto uguale alle terre della nebulosa Inghilterra. L’ arancio, il cedro, il limone, alberi dei quali non so se la vaghezza superi l’utilità, da tanti condannati alle serre, vivono rigogliosi in pieno campo nelle terre d’ Italia, e col loro delicato aroma inebriano chi visita queste contrade. E fin la superba palma non è privilegio delle regioni equatoriali, altera s’ innalza anch' essa accanto al mistico ulivo nelle Isole Italiane. Le coltivazonii più lucrose raggiungono il massimo prodotto sotto il Cielo d’Italia.

Ma, per amaro disinganno, o Signori, nonostante che la Provvidenza ogni favore abbia versato a piene mani su questa classica terra, la produzione agricola, poche eccezioni fatte, è ben lungi dal corrispondere a tanta ubertosità di suolo e a tanta mitezza di clima.

Il grano, il re dei cereali, quella coltura alla quale più che la metà delle nostre terre arabili sono riservate, non supera in Italia la media di dodici ettolitri per ettare.

Sarebbe insufficiente ai bisogni della nazione se il nostro clima ed il nostro suolo non ci venissero in aiuto colla varietà dei prodotti che possono ammettere.

Difatti: quà è il gelso, là è l’ulivo, in un altro posto è la vigna, in un altro é il frutteto, gli agrumi, l’ orto, il castagneto; insomma è la complessità della produzione che spesso ci scampa da seri disappunti, e che ci fa godere un beneficio ove soventi avremmo a lamentare una perdita.

A parlar schietto adunque in pro’ dell’ agricoltura nostra si è più affacendata madre natura col dono che ci ha fatto di tante belle ed utili piante, che noi stessi colla nostra industria.

Ma da che ciò o Signori? Perché cosi negletta in Italia questa regina delle arti?

Sia il tenersi paghi gl’ Italiani dei naturali prodotti d’un feracissimo suolo; siano le secolari discordie delle italiane provincie e il frequente correre alle armi, sia il dispregio in cui si tenne questa nobile arte, per cui un giovine di civile condizione crederebbe d’incorrere esercitandola in non so quale degradazione; sia il funesto accalcarsi dei migliori ingegni attorno agl’ impieghi burocratici; sia quasi direi il troppo favore accordato al commercio ed alle industrie manufattrici a detrimento quasi dell’ agricoltura; dimenticando forse che in uno stato ove l’ agricoltura è prostrata anche l’ industria per legittima conseguenza deve prostrarsi, che nulla può fiorire ove l’ agricoltura, d’onde viene la materia prima, non è in fiore; sia infine (e questa è la causa prima, quella o Signori che voi avete ben compreso) la mancanza d’istruzione nel Coltivatore; il certo si è che l’ agricoltura nostra non è quale dovrebbe essere, non segue il progresso dei tempi, che pur dovrebbe seguire assai davvicino per non restare sopraffatta dal libero scambio e perché questa nobile instituzione, per tutti benefica, non riesca a noi di danno.

Epperò, voi ben v’ avvisaste o Signori, quando vi venne in mente di dare istruzione ai Coltivatori col mezzo delle cattedre d’agricoltura ambulanti. Con questo mezzo, voi avete saviamente pensato a rimuovere dalla loro origine gli ostacoli al progresso dell’ arte agricola.

Le cattedre ambulanti d’ agricoltura sono instituzione un po’ nuova è vero, ma non dubitate o Signori, esse finiranno per trionfare sù tutti gli altri mezzi d’ istruzione agricola praticati finora. — I poderi modelli, le cattedre delle Città, gl’ instituti agricoli.. — tutte sono eccellenti instituzioni per dare istruzione agricola ai pochi giovani che hanno buona volontà di frequentarli, inetti tutti però a diffondere l’ istruzione con reale ed immediato vantaggio del paese; buoni per formare dei giovani nella carriera professionale, inutili pel maggior numero dei Coltivatori.

Col mezzo delle cattedre ambulanti la cosa cammina diversa o Signori. La luce si farà bel bello nella rozza mente del campagnuolo, e si persuaderà che l’ agricoltura non è il semplice esercizio d’un mestiere, ma un’ arte suscettibile di progresso e capace d’ arricchire chi l’ esercita con intelligenza; e state certi o Signori che l’agricoltura può progredire assai più colla poca istruzione che potrete riuscire a dare alla massa dei Coltivatori che colla molta che acquistano i giovani negli instituti agricoli; poiché oltre all’ essere questi poco frequentati, i pochi giovani che li frequentano non tutti si fanno poi Coltivatori, e quelli che lo diventano non sono utili che a se stessi, poco per le masse; mentreché persuasi una volta i contadini dell’utilità d’ una buona pratica, i più arditi l’ adottano per cosi dire nello stesso giorno; riconosciutala utile i più timidi vengono appresso, e così si diffonde davvero l’ istruzione agricola, e le migliori massime dell’ agricoltura vengono a popolarizzarsi prontamente.

E qui vi prego di notare o Signori, che appunto in quel facile e pronto attuarsi delle buone massime risiede uno dei più cospicui vantaggi delle cattedre ambulanti; poiché gli agricoltori solamente, ai quali specialmente un tale insegnamento è diretto, si trovano nella possibilità di fare subita applicazione dei buoni precetti che riflettono il mestiere che esercitano.

Francamente dunque o Signori, le cattedre ambulanti sono il miglior mezzo pratico per diffondere rapidamente nelle campagne, e con immediato vantaggio del paese, i buoni principii d’ogni coltura.

Lode adunque sia data a (...) che da più d’ un lustro cogli scritti e colle parole ha propugnato questi principii, indirizzandosi ora al governo, ora alle provincie, ai comuni, alle associazioni con raro disinteresse, e colla tenacità di chi ha la coscienza di promuovere nella sua patria una delle più utili istituzioni dei tempi moderni, e della quale egli a giusto titolo può chiamarsi l’ introduttore in Italia.

Lode agl’ incliti rappresentanti di questa nobile provincia; lode all’egregio Capo che la governa, che tutti con nobile gara han saputo raccogliere il seme versato dall’ ottimo Professore per farlo germogliare e crescere in robusta pianta, che frutterà, io non ne dubito, a vantaggio dei generosi abitanti di questa cara provincia italiana, alla quale spetta il vanto dell’ iniziativa che sarà stimolo alle provincie sorelle.

L’ efficacia delle novelle instituzioni o Signorie è quasi sempre dipendente dai primi loro risultati; epperò ben s’ appose quegli che asseri... Chi ben comincia è alla metà dell’opera. Confessiamolo, il cominciar bene nel nostro caso non è forse cosi facile quanto potrebbe credersi a prima giunta. Qui siamo al principio del principio; l’ instituzione è nuova per questa provincia ed è pur nuova per se stessa, e certamente abbisogna ancora d’esser meglio studiata perché raggiunga quel grado di perfezionomento che da essa dobbiamo aspettarci. — Questo sarà compito d’ingegni migliori che il mio non sia. —

Adoperiamoci ora a che la pianta possa metter radici; eppoi se, come pur troppo suole avvenire, qualche parassita non le contrasta l’ esistenza aspettiamone con fiducia i frutti.

Possiamo tuttavia asserire fin d’ora che a ben cominciare due cose essenzialissime sono necessarie. La prima, e la pià importante, perché il professore ambulante faccia buona impressione nell’ animo degli agricoltori, è che esso conosca il sistema d’ agricoltura della provincia in generale, e dei diversi comuni in cui è chiamato a dar lezioni in modo particolare. — Questa è condizione indispensabile per riuscire. — Senza queste conoscenze si potrebbero pur fare è vero, delle lezioni d’ agricoltura in generale, senza però scendere ad applicazioni pratiche sul luogo; ma poiché questa cattedra è instituita ad esclusivo vantaggio di questa provincia, è ovvio, che si debbano dare delle lezioni in relazione cogli interessi e coi bisogni speciali della stessa provincia. — Io poi, allievo del professor Ottavi, amo l’ agricoltura che nasce dai fatti ben constatati, e dai fatti specialmente che si verificano sotto il Cielo d’ Italia; e dico pensatamente « sotto il cielo d’Italia », poiché è deplorevole che l’ agricoltura italiana non abbiasi ancora potuto levare le fasce in cui l’hanno avvolta i dottrinarii del Nord, e sconoscendo il suo invidiabile clima, pare tema di non sorreggersi senza di esse, creandosi un sistema proprio: e all’ Ottavi toccava pur questa gloria, di gettare le basi d’una agricoltura italiana, espressione del suolo e del clima italiano.

Da queste considerazioni emerge la necessità e lo stretto dovere che ha il Professor ambulante di fare molte escursioni nella provincia, onde far tesoro dei molti fatti agricoli che avvengono nei diversi poderi e sotto le diverse influenze telluriche climatologiche: e questi fatti devono formare la base dell’ insegnamento.

Si Signori, coi fatti, e solamente colla loro scorta, e quando Egli possa citarne molti presi a diversi poderi, a diverse terre, in diverse regioni ed in climi diversi, è che il Professor ambulante potrà cattivarsi l’attenzione e la simpatia dei contadini, e sarà da loro giudicato bravo agricoltore. È solamente coi fatti alla mano che questa nuova maniera d’istruzione potrà raggiungere il suo scopo.

E questa necessità, che il Professor cioè passi alle sue lezioni dietro accurato esame dell’ agricoltura del paese, non sfuggì alla fina intelligenza dell’ egregio cav. Scelsi Prefetto di questa provincia, il quale intendentissimo delle cose all’agricoltura attinenti, tanto si penetrò della importanza della pratica conoscenza del sistema del paese, che volle pure che queste mie poche parole fossero precedute. da un escursione nei campi, quantunque rapida, che mi fornisse un concetto dell’agricoltura del luogo. E questa escursione io feci nell’ ora scorso maggio colla valida scorta del mio Maestro, Professor Ottavi, che seguii poi in diverse altre regioni dell’ Italia Centrale e Superiore, onde colla conoscenza dell’ agricoltura di quei paesi potessi rendermi più utile a questa provincia.

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ANNO IX Casale 26 settembre M.° 39
OTTAVI e MASSAZA Direttori
NANI GIUSEPPE Gerente
Casale Monferrato 1863.
Tipografia di G. Nani

Niccolò Meloni di Santu Lussurgiu

Prof. Dott. Don. Niccolò Meloni di Santu Lussurgiu, eminente studioso dell'agricoltura, assistente del Prof. Ottavi, appassionato bachicultore e allevatore di bestiame, produttore del famoso «Cognac Sardegna»

























































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